Gruppo C: CASAL DE’ PAZZI - PONTE MAMMOLO - REBIBBIA - PODERE ROSA

 

     MAPPA GRUPPO C
 
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Casal de' Pazzi - La storia

 

Casal de' PazziCasal de' Pazzi è il nome della zona urbanistica 5h del IV Municipio e si estende sul quartiere Q.XXIX Ponte Mammolo.
 
Il quartiere deve il suo nome al Casale che appartenne alla famiglia fiorentina dei Pazzi nel 1474. L'area intorno al Casale è sorta intorno agli anni anni Ottanta. Il Casale, in gran parte restaurato all'inizio del '900, conserva il suo aspetto medievale di complesso fortificato con due torri delle quali la più antica, con merlata ghibellina, sembra risalire al XIII secolo, mentre l'altra, con merlatura ad archetti e finestre modanate in marmo, al sec. XVI.
 
Curiosità
In un'area della zona sono stati ritrovate ossa di animali e zanne di elefanti risalenti a circa 20.000. Lo studio di queste ossa ci ha segnalato l'allora presenza in questa zona - che corrispondeva all'antico letto dell'Aniene - di elefanti e cavalli, ma anche di rinoceronti, ippopotami, cervi, daini, lupi e iene.

 

Ponte Mammolo - Rebibbia - La storia

 

Ponte MammoloPonte Mammolo è il nome del quartiere di Roma, indicato con Q.XXIX , che deve il suo nome all'omonimo ponte di Roma, sul fiume Aniene e percorso dalla Via Tiburtina, che collega così il quartiere di Ponte Mammolo con quelli di Colli Aniene. Per alcuni denominato quartiere Rebibbia in relazione alla Torre omonima, è sorto dagli anni Venti; in seguito si sviluppò intorno al nucleo del Carcere di Rebibbia, edificio penitenziario i cui lavori di costruzione cominciarono nel 1938.
 
Inoltrandoci per via Bartolo Longo che ci porta al Carcere di Rebibbia e proseguendo per via Paternò di Sessa raggiungiamo una delle entrate al Parco Regionale di Aguzzano dove proprio in coincidenza della fine di questa strada sono stati trovati i resti di una villa romana. Tuttavia il parco risulta importante anche per la presenza dei casali. Superata via Paternò di Sessa e procedendo per via Galbani possiamo vedere l'antica Torre di Rebibbia nelle cui vicinanze è stata costruita un'isola ecologica con lago artificiale e centro culturale. Rebibbia è stata anche chiamata la stazione capolinea nord della linea B della Metropolitana di Roma, situata lungo la via Tiburtina.
 
Sull'origine del nome Ponte Mammolo (così detto dal 1388), ci sono state controversie, in realtà mai risolte, perché pur stabilito che nulla abbia a che vedere con i fiori, le viole mammole o simili, c'è ancora discordanza tra chi sostiene che esso si riferebbe all'antico nome, Pons Mammeus o Pons Mammi, attribuitogli da Giulia Mamea, madre di Alessandro Severo, che ne promulgò il restauro; e chi lo vuole derivato da una contrazione di marmoreus, essendo il ponte, anticamente, in travertino.
 
Numerose le vicende storiche di Ponte Mammolo: la tradizione vuole che qui si accampasse Annibale nella sua calata verso Roma; ma che nei suoi pressi, in piena "lotta per le investiture" tra Papato e Impero, ebbe luogo l'incontro fra Enrico IV e il Pontefice Pasquale II, e più tardi, ventidue anni dopo, vide lo storico passaggio di Papa Innocenzo III, di ritorno dalla Francia. Ben fortificato, l'antico Ponte Mammolo godette della legge in vigore dal 1363, la numeratio percudum, nella quale si stabiliva che tutti i montoni, i caproni e le capre che entravano o uscivano da questo ponte dovevano essere numerati e che nessun carro trainato da cavalli, buoi o bufale poteva transitare sui ponti di Roma ad eccezione di Ponte Mammolo, sine taglione, cioè senza rimorchio: se si fossero trovate bestie senza questa numerazione queste sarebbero state confiscate dalla Camera Apostolica.
 
Nel 1849, per ostacolare la difesa della Repubblica Romana da parte di Garibadi, Ponte Mammolo venne fatto saltare dai Francesi: l'elevato costo del restauro spinse Papa Pio IX e la Congregazione Provinciale a costruirne un altro. È degli anni Novanta del secolo scorso la costruzione di un ponte "gemello", essendo l'altro inagibile. I resti dell'antico ponte Mammolo sono visibili dalla via Alberigi che arriva in via Tiburtina.
 
Curiosità
Più che per la storia, senz'altro notevolissima, il vecchio Ponte Mammolo era caro ai romani per le passeggiate fuori porta; ormai è stato inglobato tra fabbriche e casermoni.

 

Podere Rosa - La storia

 

Podere RosaL'area che si chiama Podere Rosa, dal nome dell'omonimo Casale, costruito agli inizi del secolo scorso, sorge intorno agli anni Quaranta come un insieme di case sparse nel quartiere di Ponte Mammolo. È raggiungibili dalla via Nomentana, ma anche percorrendo a piedi il Parco di Aguzzano che gravita intorno ai quadranti di San Basilio e San Cleto.
 
Non lontano dal Casale Podere Rosa, su un versante del Parco di Aguzzano, c'è una villa romana di imponenti dimensioni, cui si accede dalla via Diego Fabbri. Il Casale, immerso nel verde di una piccola collina, è oggi di proprietà del Comune di Roma ed è stato ristrutturato dopo diversi anni di abbandono secondo tecniche bio-compatibili.
 
Nel 1993, si costituì l'associazione Casale Podere Rosa, nelle vicinanze del Parco regionale urbano di Aguzzano. Ambientalismo radicale, tutela dei diritti sociali e del lavoro, sensibilizzazione verso uno stile di vita meno consumistico sono i concetti fondamentali intorno a cui si è costituita l'Associazione.
 
Tra i numerosi progetti portati avanti dal Casale Podere Rosa, sono tra i più significativi, oltre alla valorizzazione del Parco di aguzzano, l'Università, che offre una serie di seminari e dibattiti di approfondimento di diverse tematiche ambientali, proiezione di documentari, eventi teatrali musicali; la "Festa cittadina per l'Ambiente", che si svolge in estate; il ripristino ambientale, il risparmio energetico e la riqualificazione del territorio; un progetto socio-riabilitativo che comprende la coltivazione di un orto biologico curato da giovani disabili, la realizzazione di un percorso sensoriale per le persone non vedenti e la creazione di un gruppo di falegnameria dedicato alla manutenzione del giardino: il Giardino delle Meraviglie, dove sono stati istituiti un impianto fotovoltaico, una stazione di compostaggio, sistemi per il riutilizzo dell'acqua piovana e collettori solari. Non mancano due locali di ristorazione bio e il commercio di prodotti equo solidali.

 


 
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