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Il territorio del V Municipio rappresenta un settore del
suburbio di Roma caratterizzato soprattutto dal passaggio
dell'antica via Tiburtina, che costituiva la strada principale
di collegamento tra Roma e l'Adriatico, e dall'attraversamento
del fiume Aniene, antica via d'acqua utilizzata per il trasporto
di materiale da costruzione come il tufo e il travertino nonchè,
insieme ai suoi affluenti, grande risorsa idrica. Altre vie
antiche come la Nomentana e la Collatina, che deliminano a
nord e a sud il territorio il Municipio, insieme alla via
Palombarese e alle numerose strade di raccordo, costituivano
una viabilità antica piuttosto articolata. Di queste
particolare rilevanza doveva assumere, almeno fino al III
sec. d.C., la via che si staccava poco oltre il nono miglio
della Tiburtina in direzione di Ficulea, per la concentrazione
di edifici funerari e di strutture legate al traffico e al
commercio di prodotti agricoli.
Soprattutto dal II e I sec. a.C. la regione incomincia a popolarsi
di ville rustiche, si ristruttura la viabilità principale
e si potenzia l'agricoltura con l'impianto di colture specializzate,
e si intensifica l'attività estrattiva lungo l'Aniene
come testimonia il fronte di cava tra Pietralata e Salone
che raggiunge una lunghezza di oltre 4 km.
A partire dalla prima età imperiale molte ville rustiche
si trasformano in lussuose residenze come la villa di Severina
presso S. Alessandro, quelle di Aquilio Regolo e di via Carciano
presso la via Tiburtina, e lungo l'Aniene, in posizione panoramica
a terrazze digradanti e provviste di approdo, quelle di Ripa
Mammea e di Tor Cervara.
E' interessante notare come, in età imperiale, la città
si espande nel territorio circostante senza soluzione di continuità.
Gli stessi imperatori applicano una politica di decentramento
e l'evoluzione della struttura urbana troverà riscontro
nel passaggio dalla forma chiusa della città repubblicana
a quella aperta della città imperiale dal susseguirsi
continuo di ville rustiche e residenziali, di cui alcune particolarmente
monumentali con estesi parchi e giardini, necropoli ed edifici
funerari.
Soltanto le invasioni barbariche e le guerre gotiche crearono
una frattura tra città e campagna provocando un drammatico
abbandono del territorio e segnando la fine dell'età
antica.
Il primo tentativo di ripopolare il suburbio fu operato dai
papi Zaccaria e Adriano I con la creazione nel territorio
di domuscultae, centri di produzione autonomi e gestiti da
funzionari ecclesiastici, che avevano il compito di assicurare
i rifornimenti alimentari alla città e di difesa contro
le eventuali incursioni. Il sistema inizia a decadere nel
sec. X con l'affermarsi del feudalesimo. La proprietà
fondiaria si concentra nelle mani di famiglie nobili o della
chiesa che grazie alle continue donazioni vede accrescere
il suo patrimonio. Le lotte di potere tra le potenti famiglie
romane videro il proliferare di luoghi fortificati, generalmente
impiantati su sepolcri o ville romane, lungo le direttrici
viarie, a controllo del territorio, che divennero con il tempo
il centro di grandi tenute.
Solo con l'unità d'Italia, con l'abolizione dell'asse
ecclesiastico le tenute perderanno la loro configurazione;
furono edificati nuovi casali e all'inizio di questo secolo
realizzate le prime borgate rurali.
Testi di Carmelo Calci
info:carmelo.calci@fastwebnet.it
presidente dell'associazione
Roma oltre le mura
www.romaoltrelemura.it
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